Fascite/Fasciopatia plantare e tecnica di corsa. Cause, trattamento e prevenzione.

Aggiornamento: 4 feb

La fascite plantare è una delle condizioni correlate alla corsa più note ed ostinate. Quali sono le cause ed i rimedi? Si puo' prevenirla?


La fascia plantare e' un tendine a forma di ventaglio che attraversa la pianta del piede. Sebbene sia diffusa anche nella popolazione generale, la fascite o fasciopatia plantare interessa questa importante struttura ed e' uno degli infortuni più comuni anche tra i corridori.


Il cambio di nome di molte condizioni mediche è spesso dovuto al miglioramento della comprensione della condizione stessa. La fascite plantare non fa eccezione a questo proposito, cambiando denominazione da "Fascite" ("ite"è il suffisso per infiammazione) a "Fasciopatia" (indicante anomalie strutturali in assenza di infiammazione).


Si tratta di un punto di svolta per il quale i consueti consigli come ghiaccio, riposo, farmaci o terapie antinfiammatore vanno quindi considerati soltanto in questi casi:

  • Durante le prime settimane dall'insorgenza

  • In caso di dolore dopo la corsa (10-20 minuti di ghiaccio sono sufficienti)


A parte questa differenza nella gestione comunque importante, quando si tratta di correre spesso la causa non è nella struttura del piede bensì proprio in fattori legati alla corsa. Purtroppo però, spesso cause non strutturali della fasciopatia plantare vengono scarsamente considerate, sebbene in molti casi ne siano la causa.



Struttura della fascia plantare. Tratto da Latt et al. (2020).


Relazione tra fasciopatia plantare e tecnica di corsa


Inizialmente, senza dubbio dovrebbe essere eseguita un'accurata valutazione strutturale dell'arto inferiore per formulare una diagnosi corretta e per escludere danni strutturali della fascia plantare e considerare altre condizioni coesistenti (reumatologiche, ormonale, pes planus, pes cavus etc).


Oltre a questo ed in merito alla corsa, è fondamentale pianificare una corretta tabella di allenamento, che consideri un adeguato volume (tempo o distanza), frequenza (n° di allenamenti a settimana) ed incremento (si consiglia non > 10% a settimana).


Tuttavia, come in ogni infortunio correlato alla corsa, si dovrebbe sempre analizzare anche la tecnica di corsa. Esiste infatti una relazione diretta tra alcuni parametri specifici della tecnica di corsa e la fasciopatia plantare.


I corridori che presentano questa fastidiosa condizione mostrano infatti un aumento della velocità di carico a livello della fascia plantare. In altre parole, i corridori con fasciopatia plantare atterrano più pesantemente ad ogni passo. È interessante notare che la ricerca ha dimostrato che questo sovraccarico a livello del piede è causato da un errore tecnico di corsa che viene definito come "eccessiva oscillazione verticale".


L'oscillazione verticale indica fondamentalmente quanto un corridore si muove o salta verticalmente da un passo al successivo. I corridori professionisti ad esempio, hanno generalmente un'oscillazione verticale molto bassa (vedi Mo Farah). Di conseguenza, sono in grado di trasferire la maggior parte della loro forza muscolare per muoversi orizzontalmente e non verticalmente.


Al contrario, in caso di un'eccessiva oscillazione verticale (Figura 1) si crea una grande quantità di energia in direzione verticale dall'alto verso il basso che deve essere dissipata dai muscoli del polpaccio che a loro volta Diventando estremamente tesi. Questo crea ancora più tensione nella fascia plantare, innescando così un circolo vizioso che può contribuire all'insorgenza della fasciopatia plantare.


Tratto da Souza, 2016.

Immagine 1. A: Oscillazione verticale eccessiva; B. Oscillazione verticale normale

Immagine 2. A: Estensione normale dell'anca;B. Diminuzione dell'estensione dell'anca


Correzione dell'oscillazione verticale eccessiva


Una possibile soluzione a questo problema e' legata ad un fattore importante che ad esempio separa il corridore professionista dal principiante o "jogger". Il professionista mostra infatti un'elevata frequenza di passi al minuto, mentre la frequenza del principiante è molto bassa, fino a 40 passi in meno al minuto rispetto a un corridore professionista o esperto. Infatti i principianti hanno tendenzialmente una tecnica di corsa "saltata" o "a rimbalzo" ed atterrano pesantemente a terra.


Questo e' un parametro della tecnica di corsa chiamato "cadenza" (numero di passi al minuto). Per determinarla, la soluzione ideale sarebbe quella di iniziare con una videoanalisi della corsa per valutare la tecnica di corsa, oscillazione verticale ed altri parametri utili. In diversi casi infatti, anche una limitazione dell'anca in estensione (Figura 2) può essere compensata effettuando spontaneamente una corsa "saltata". In questo caso, la limitazione dovrebbe essere affrontata tramite fisioterapia, osteopatia ed esercizi con lo scopo migliorare l'estensione d'anca, diminuendo così l'oscillazione verticale nella corsa.



Gestire la fasciopatia plantare durante la corsa


Quando l'oscillazione verticale è alta e la cadenza è bassa, potrebbe essere utile aumentare la cadenza del 5-10% per diminuire la forza d'impatto. A questo proposito, una semplice app gratuita "metronomo" disponibile in qualsiasi "play store" dei nostri smart phones è utile per misurare la propria cadenza attuale e quindi aumentarla progressivamente del 5% a settimana fino ad un massimo indicativo di 180 bpm.


Riassumendo, in generale non sempre e' necessario smettere di correre in caso di fasciopatia plantare. Si tratta infatti di una condizione non infiammatoria che il più delle volte è correlata anche ad errori nella tecnica di corsa. In questi casi quindi l'intervento non dovrebbe essere focalizzato principalmente sulla fascia plantare/piede o per combattere l'infiammazione.


Per concludere, una gestione ottimale della fascite/fasciopatia plantare, dovrebbe comprendere:


  • Valutazione funzionale e diagnosi corrette

  • Esecuzione di video-analisi della corsa per valutare principalmente l'oscillazione verticale e la cadenza

  • Ghiaccio ogni giorno durante le prime settimane, successivamente solo dopo la corsa

  • Taping per fasciopatia plantare sempre durante la corsa se non controindicata

  • Esercizi in allungamento attivo eccentrico del polpaccio e/o dei muscoli flessori d'anca

  • Riduzione o sospensione dell'attività di corsa e prendere in considerazione una progressione che includa la camminata (walk-run-walk)

  • Modifica progressiva dei parametri di corsa in base alla video-analisi.


Buone corse, ma mettendoci la testa e non solo i piedi. Parlane con il tuo medico e con il tuo fisioterapista e osteopata e mantieni sempre uno stile di vita sano e attivo.

Articolo di Stefano Braico, Fisioterapista, Osteopata e Running Specialist con Laurea Magistrale ed esperienza professionale ed accademica in Italia, Spagna e Regno Unito. Quando non impegnato professionalmente nella propria clinica, ama l'attività fisica incluso il running, trail running e skyrace, viaggi e lettura.



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Bibliografia


Adams, D., Pozzi, F., Willy, R. W., Carrol, A., & Zeni, J. (2018). ALTERING CADENCE OR VERTICAL OSCILLATION DURING RUNNING: EFFECTS ON RUNNING RELATED INJURY FACTORS. International journal of sports physical therapy, 13(4), 633–642.


Kibler WB, Goldberg C, Chandler TJ. Functional biomechanical deficits in running athletes with plantar fasciitis. (1991). The American Journal of Sports Medicine. 1991 Jan-Feb;19(1):66-71.


Latt, Daniel & Jaffe, David & Tang, Yunting & Taljanovic, Mihra. (2020). Evaluation and Treatment of Chronic Plantar Fasciitis. Foot & Ankle Orthopaedics. 5. 247301141989676.


Monteagudo, M., de Albornoz, P. M., Gutierrez, B., Tabuenca, J., & Álvarez, I. (2018). Plantar fasciopathy: A current concepts review. EFORT open reviews, 3(8), 485–493.

Ribeiro, A. P., João, S. M., Dinato, R. C., Tessutti, V. D., & Sacco, I. C. (2015). Dynamic Patterns of Forces and Loading Rate in Runners with Unilateral Plantar Fasciitis: A Cross-Sectional Study. PloS one, 10(9), e0136971.


Souza RB. (2016) An Evidence-Based Videotaped Running Biomechanics Analysis. Phys Med Rehabil Clin N Am. 2016;27(1):217-236.




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