Epicondilite o gomito del tennista. Una comprensione migliore per un trattamento più efficace.

Aggiornamento: 11 gen

L'epicondilite o gomito del tennista è un problema molto comune, caratterizzato da dolore laterale al gomito. Quali sono le cause e le possibili soluzioni a questo problema?

Epicondilite, come riconoscerla


L'epicondilite detta anche “gomito del tennista” è una condizione molto frequente che riguarda dall'1% al 3% della popolazione generale. E' caratterizzata da:


- Dolore laterale al gomito.

- Più frequentemente presente dal lato della mano dominante.

- Si manifesta con la palpazione/pressione diretta sulla parte laterale del gomito, oppure durante attività ripetitive di forza con l'arto superiore ed attività che implichino stringere degli oggetti con la mano.


E' più frequente nella fascia di età 45-64 anni e colpisce con relativa maggior frequenza il sesso femminile.


Eziologia e patogenesi: un cambio di prospettiva


Il termine “epicondilite” è stato più volte dibattuto dalla comunità scientifica in quanto il suffisso “ite” implica la presenza di un quadro infiammatorio, che non è presente in questa condizione come nella maggior parte delle condizioni tendinee. A questo proposito infatti, è stato dimostrato che questa condizione è caratterizzata invece da un processo degenerativo (reversibile nella maggior parte dei casi) con alterazione vascolare e tendinea dei muscoli estensori del polso e delle dita (estensore radiale breve del carpo ed estensore comune delle dita).


Di conseguenza, similmente ad altre condizioni tendinee questa condizione dovrebbe essere quindi considerata e trattata come una “tendinosi” o “tendinopatia”. Infatti, proprio per questo motivo e per l'assenza di una vera e propria infiammazione, i trattamenti volti a sopprimere la cascata infiammatoria come la somministrazione di farmaci antinfiammatori o iniezioni di corticosteroid (cortisone) hanno dimostrato di offrire soltanto risultati a breve/medio termine. Inoltre, anche sulle infiltrazioni di acido ialuronico non vi sono sinora delle chiare evidenze a supporto.

Fattori di rischio


I fattori di rischio più rilevanti per questa condizione sono rappresentati da: sesso femminile, attività manuali e lesioni ai tendini della cuffia dei rotatori (spalla) dallo stesso lato. Alcuni studi indicano inoltre una possibile associazione con condizioni metaboliche come iperglicemia, iperlipidemia ed obesità, tuttavia ad oggi non è possibile confermare un'associazione certa.



Diagnosi e prognosi


La diagnosi è essenzialmente clinica e si basa sulla raccolta di dati anamnestici, sulla positività a test provocativi e sull'esclusione di altre condizioni che possono causare sintomi simili. Nello specifico vanno considerate condizioni riguardanti il rachide cervicale (C6-C7), oltre che artrosi, condizioni capsulari, cartilaginee ed instabilità del gomito.


Per quanto riguarda gli esami strumentali (radiografia, risonanza magnetica, ecografia), sono raramente indicati in fase iniziale, ma possono essere utili nei casi cronici per identificare altre cause di dolore al gomito.


L'epicondilite viene spesso considerata una condizione autolimitante con una prognosi che può variare da 8 a 12 mesi, sebbene alcuni pazienti riferiscano sintomi che perdurano per anni.


Figura 1. Cenni di anatomia del gomito e strutture implicate nell'epicondilite.


Trattamento

Gli obiettivi del trattamento sono volti principalmente a ridurre il dolore, migliorare la forza e la qualità di vita, riducendo più possibile gli effetti collaterali del trattamento come fastidio o dolore per alcune ore/giorni.


Da un punto di vista riabilitativo, i trattamenti che hanno mostrato maggior efficacia includono:


  • Riposo solo in fase iniziale, con riduzione o cessazione delle attività aggravanti, mentre la completa inattività e/o immobilità dovrebbe essere evitata. Eventuale uso di ghiaccio a scopo analgesico.



  • Esercizio: l'esercizio terapeutico rappresenta la gestione centrale dell'epicondilite, con i migliori risultati sia quando utilizzato da solo, sia se in combinazione con altri interventi terapeutici (es. terapia manuale). Intensità graduale e differenti modalità di esercizio/contrazione possono essere utilizzati a seconda della fase e dell'intensità dei sintomi. Possono inoltre essere inclusi esercizi di controllo motorio gomito-polso-mano.


Foto 2. Proposta di esercizio per i muscoli estensori del carpo (polso). Si noti l'attivazione muscolare con conseguente trazione e stimolazione del tendine comune che si inserisce sull'epicondilo.




  • Terapia manuale (es. fisioterapia, osteopatia, chiropratica): la terapia manuale offre un opzione di trattamento con moderata evidenza di efficacia nell'epicondilite. A questo proposito possono essere applicate sia tecniche locali passive o attive assistite come le tecniche ad energia muscolare, sia di mobilizzazione del rachide cervicale e/o del polso.



  • Educazione: è importante informare il paziente sulla natura di questa condizione clinica, sulle attività che possono aggravare i sintomi e sulle modalità di esercizio e di carico.



  • Terapie fisiche: sebbene non vi sia una netta evidenza di efficacia, alcune linee guida autorevoli includono l'utilizzo della laser terapia ed ultrasuonoterapia per la gestione dei sintomi a breve termine.



  • Terapia ad onde d'urto: anche in questo caso sebbene vi sia un'evidenza di efficacia supportata da revisioni sistematiche, non vi sono ancora evidenze definitive a tal proposito.


  • Tutore di gomito: il tutore di gomito può rappresentare un'opzione di trattamento nella gestione a breve termine del dolore (< 6 settimane), specialmente nella fascia di età inferiore a 45 anni. L'efficacia del tutore è inferiore al trattamento fisioterapico, tuttavia è un'opzione economica e facilmente integrabile con la fisioterapia. L'efficacia e' inoltre dipendente dalla pressione esercitata dal tutore che va quindi applicato correttamente e con una pressione sufficiente.


In conclusione, l'epicondilite e' un problema molto comune che nella maggior parte dei casi puo' essere risolto con un approccio riabilitativo. Parlane con il tuo medico e con il tuo fisioterapista e osteopata e mantieni sempre uno stile di vita sano e attivo.


Articolo di Stefano Braico , Fisioterapista, Osteopata e Running Specialist con Laurea Magistrale ed esperienza professionale ed accademica in Italia, Spagna e Regno Unito. Quando non impegnato professionalmente nella propria clinica, ama l'attività fisica incluso il running, trail running e skyrace, viaggi e lettura.


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